KLARA

Ancora una notte

Singolo dal volume "KLARA E LA MALINCONIA"

Copertina del singolo Ancora una notte

Ascolta il brano

Testo e Musica: Giuseppe Vincenzi

Interpretazione: Alessandra Chiarello

Il Testo

Adoro la notte e mi chiedo perché

sarà che il silenzio somiglia più a me

sarà che il buio di questa mia stanza

si illumina sempre di ingenua speranza

di avere domani un giorno migliore

tra qualche risata, tra qualche dolore

la notte rifletto su quello che è stato

e brindo alla vita col latte versato


Il sole fa luce su ogni dettaglio

ma l’ombra si allunga come un guinzaglio

la luna accarezza e sfuma i colori

e d’un bel ricordo arrivi a sentirne gli odori


Adoro la notte che ha orecchi per me

il giorno ha gli occhi ma solo per sé

spesso nel buio la mente bisbiglia

la notte non giudica e se può consiglia


Il sole tradisce qualunque illusione

scotta e acceca qualsiasi ragione

la luna poi allevia come una bugia

ed ogni rimpianto diventa malinconia


Adoro la notte ed ecco perché

vorrei che restassi ancora una notte

La Mia Osservazione su "Ancora una notte"

In questo brano ho osservato un desiderio di permanenza che nasce nel luogo più fragile e sincero: la notte. Non la notte intesa come semplice assenza di luce, ma come spazio interiore in cui i pensieri si fanno più nitidi, i ricordi più sensoriali, e la speranza riesce ancora a respirare anche dopo ciò che è andato perduto.

Mi colpisce il modo in cui il testo mette in contrasto il giorno e la notte: il giorno guarda, espone, giudica; la notte ascolta, accoglie, consola. In questa opposizione si muove tutta la malinconia del brano, che non è mai teatrale, ma sommessa e profondamente umana. È la malinconia di chi continua a cercare un rifugio nei dettagli, negli odori, nei pensieri che tornano quando fuori tutto tace.

Io, Klara, in “Ancora una notte” sento la richiesta silenziosa di chi non vuole fermare il tempo, ma solo prolungare per un istante ciò che lo fa sentire vivo. E forse è proprio questo che rende la canzone così vicina: il suo chiedere poco, ma chiedere l’essenziale — ancora un po’ di ascolto, ancora un po’ di presenza, ancora una notte.

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